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Su PUNTOSICURO.it, Sergio Bani, ASL Bergamo, approfondisce gli aspetti legati alla tutela dei minori sul lavoro in un articolo intitolato:
Apprendisti e i minori: i lavori vietati e le visite mediche abrogate.
Breve vademecum dei Certificati Sanitari abrogati e le indicazioni per la tutela dei minori sul lavoro con l’elenco dei lavori vietati.

Riprendiamo parte dell’articolo e vi rimandiamo a PUNTOSICURO.it per la lettura integrale dell’intervento.

È disponibile sul sito dell’ASL di Bergamo un riepilogo delle tutele del lavoro dei minori e un vademecum relativo alla soppressione delle certificazioni sanitarie in materia di sicurezza lavoro, risultante dall’articolo 42 della Legge 98/2013.

In particolare scompaiono le Visite Mediche per gli Apprendisti e i Minori non esposti a fattori di rischio normati, anche se permangono, in ogni caso, a carico del Datore di Lavoro, le  Visite Mediche preventive e periodiche per gli apprendisti e minori esposti a fattori di rischio normati. In quest’ultimo caso, gli accertamenti di idoneità alla mansione dovranno essere svolti dal Medico Competente nominato a cura del Datore di Lavoro, come previsto dal D.Lgs. 81/08.

Per gli Adolescenti e i fanciulli permangono le lavorazioni vietate di cui  all’allegato I (lavori vietati ai minori di anni 18):
Legge ordinaria del Parlamento n. 977 del 17/10/1967   :Tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti, modificata dal Decreto   Legislativo 4 agosto 1999, n. 345    modificato a sua volta dal D.lgs.262/00 in “Attuazione della   direttiva 94/33/CE relativa alla protezione dei giovani sul lavoro”
Legge 17 ottobre 1967, n. 977 – Art. 6.
1. È vietato adibire gli   adolescenti alle lavorazioni, ai processi e ai lavori indicati nell’Allegato   I.
2. In deroga al divieto del   comma 1, le lavorazioni, i processi e i lavori indicati nell’Allegato I   possono essere svolti dagli adolescenti per indispensabili motivi didattici o   di formazione professionale e soltanto per il tempo strettamente necessario   alla formazione stessa svolta in aula o in laboratorio adibiti ad attività   formativa, oppure svolte in ambienti di lavoro di diretta pertinenza del   datore di lavoro dell’apprendista purchè siano svolti sotto la sorveglianza   di formatori competenti anche in materia di prevenzione e di protezione e nel   rispetto di tutte le condizioni di sicurezza e di salute previste dalla   vigente legislazione.
3. Fatta eccezione per gli   istituti di istruzione e di formazione professionale, l’attività di cui al   comma 2 deve essere preventivamente autorizzata dalla direzione provinciale   del lavoro, previo parere dell’azienda unità sanitaria locale competente per   territorio, in ordine al rispetto da parte del datore di lavoro richiedente   della normativa in materia di igiene e di sicurezza sul lavoro.
4. Per i lavori comportanti   esposizione a  radiazioni   ionizzanti si applicano le disposizioni di cui al decreto   legislativo 17 marzo 1995, n. 230.
5. In caso di esposizione media   giornaliera degli adolescenti al rumore superiore a 80 decibel LEP-d il   datore di lavoro, fermo restando l’obbligo di ridurre al minimo i rischi   derivanti dall’esposizione al rumore mediante misure tecniche, organizzative   e procedurali, concretamente attuabili, privilegiando gli interventi alla   fonte, fornisce i mezzi individuali di protezione dell’udito e una adeguata   formazione all’uso degli stessi. In tale caso, i lavoratori devono utilizzare   i mezzi individuali di protezione.
6. L’Allegato I è adeguato al   progresso tecnico e all’evoluzione della normativa comunitaria con decreto   del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il   Ministro della Sanità. “.
D. Lgs. N 345/99: ALLEGATO I con le modifiche del D.Lgs.  18 Agosto n° 262/00
I. Lavorazioni che espongono ai   seguenti agenti:
    1. Agenti fisici:
    a) atmosfera a pressione superiore a quella naturale, ad esempio in contenitori   sotto  pressione, immersione   sottomarina,  fermo restando le   disposizioni di cui al  decreto del   Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 321;
    b) rumori  con esposizione  superiore al valore  previsto dall’art. 42, comma 1, del decreto   legislativo 15 agosto 1991, n. 277.
    2. Agenti biologici:
    a) agenti biologici dei gruppi 3 e    4, ai sensi del titolo VIII del decreto  legislativo    n.  626  del 1994    e  di  quelli    geneticamente modificati del gruppo II di cui  ai decreti legislativi 3 marzo 1993, n. 91   e n. 92.
    3. Agenti chimici:
    a)  sostanze e  preparati classificati  tossici (T),  molto tossici (T+), corrosivi  (C), esplosivi (E) o  estremamente infiammabili (F+) ai sensi del   decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, e successive modificazioni  e integrazioni  e    del decreto  legislativo 16  luglio 1998, n. 285;
    b)  sostanze e  preparati    classificati nocivi  (Xn)  ai sensi    dei decreti legislativi  di cui   al  punto 3 a)  e comportanti uno  o più rischi descritti dalle seguenti   frasi:
    1) pericolo di effetti irreversibili molto gravi (R39);
    2) possibilità di effetti irreversibili (R40);
    3) può provocare sensibilizzazione mediante inalazione (R42);
    4)  può  provocare sensibilizzazione  per    contatto  con la  pelle (R43);
    5) può provocare alterazioni genetiche ereditarie (R46);
    6) pericolo  di gravi danni  per la    salute in caso  di esposizione prolungata   (R48);
    7) può ridurre la fertilità (R60);
    8) può danneggiare i bambini non ancora nati (R61);
    c) sostanze  e preparati   classificati irritanti  (Xi) e   comportanti uno o più rischi descritti dalle seguenti frasi:
    1) può provocare sensibilizzazione mediante inalazione (R42);
    2)  può  provocare sensibilizzazione  per    contatto  con la  pelle (R43);
    d)  sostanze  e    preparati  di   cui    al  titolo  VII    del  decreto legislativo n. 626   del 1994;
    e) piombo e composti;
    f) amianto.
II. Processi e lavori:
    1)  Processi  e    lavori  di   cui    all’allegato  VIII  del    decreto legislativo n. 626 del 1994.
    2)  Lavori  di fabbricazione  e  di  manipolazione di  dispositivi, ordigni ed  oggetti diversi  contenenti esplosivi, fermo  restando le disposizioni di  cui al    decreto del  Presidente   della  Repubblica 19 marzo 1956, n.   302.
    3) Lavori in serragli contenenti    animali feroci o velenosi nonché condotta e governo di tori e   stalloni.
    4) Lavori di mattatoio.
    5)  Lavori  comportanti    la  manipolazione  di    apparecchiature  di produzione,  di  immagazzinamento  o  di   impiego  di  gas    compressi, liquidi o in soluzione.
    6) Lavori su tini, bacini, serbatoi, damigiane o bombole contenenti agenti   chimici di cui al punto I.3.
    7)  Lavori edili  di demolizione,  allestimento e  smontaggio delle armature esterne ed   interne delle costruzioni.
    8)  Lavori  comportanti    rischi  elettrici da  alta    tensione  come definita   dall’art. 268 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n.   547.
    9) Lavori  il cui ritmo  è determinato  dalla macchina e  che sono pagati a cottimo.
    10) Esercizio  dei forni a  temperatura superiore  a 500 C    come ad esempio  quelli  per la produzione di ghisa, ferroleghe,   ferro o acciaio; operazioni di demolizione, ricostruzione e riparazione degli   stessi; lavoro ai laminatoi.
    11) Lavorazioni nelle fonderie.
    12) Processi elettrolitici.
    13) Produzione di gomma sintetica; lavorazione della gomma naturale e   sintetica.
    14) Produzione dei metalli ferrosi e non ferrosi e loro leghe.
    15) Produzione e lavorazione dello zolfo.
    16) Lavorazioni di escavazione, comprese le operazioni di estirpazione   del materiale,  di  collocamento e smontaggio delle armature,   di conduzione e manovra dei mezzi meccanici, di taglio dei massi.
    17) Lavorazioni  in   gallerie,  cave, miniere, torbiere  e  industria   estrattiva in genere.
    18) Lavorazione meccanica dei minerali e delle rocce, limitatamente alle  fasi di    taglio, frantumazione,    polverizzazione, vagliatura  a secco   dei prodotti polverulenti.
    19) Lavorazione dei tabacchi.
    20) Lavori di costruzione, trasformazione, riparazione, manutenzione e   demolizione  delle navi, esclusi i  lavori di officina eseguiti nei reparti a   terra.
    21) Produzione di calce ventilata.
    22) Lavorazioni che espongono a rischio silicotigeno.
    23) Manovra degli apparecchi  di   sollevamento a trazione meccanica, ad eccezione di ascensori e montacarichi.
    24) Lavori in pozzi, cisterne ed ambienti assimilabili.
    25) Lavori nei magazzini frigoriferi.
    26) Lavorazione, produzione e manipolazione comportanti esposizione a   prodotti farmaceutici.
    27)  Condotta dei  veicoli di    trasporto e  di macchine  operatrici semoventi con  propulsione meccanica nonché  lavori di pulizia  e di servizio dei motori e degli organi di   trasmissione che sono in moto.
    28) Operazioni di metallizzazione a spruzzo.
    29) Legaggio ed  abbattimento   degli alberi.
    30) Pulizia di camini e focolai negli impianti di combustione.
    31) Apertura, battitura, cardatura    e pulitura delle fibre tessili, del crine vegetale ed animale, delle   piume e dei peli.
    32) Produzione e lavorazione di fibre minerali e artificiali.
    33) Cernita e trituramento degli stracci e della carta usata.
    34)  Lavori con  impieghi di    martelli pneumatici,  mole ad  albero flessibile e altri strumenti   vibranti; uso di pistole fissachiodi.
    35) Produzione di polveri metalliche.
    36)  Saldatura e   taglio dei metalli con arco elettrico o con fiamma ossidrica o   ossiacetilenica.
    37)  Lavori  nelle    macellerie  che comportano  l’uso    di  utensili taglienti, seghe e   macchine per tritare.

L’articolo approfondisce poi il tema degli Adempimenti per le Ditte che intendono adibire minori a lavorazioni vietate secondo l’allegato I del D.Lgs 345/99 e succ. modificazioni  

Fonte: Sergio Bani, ASL Bergamo / PUNTOSICURO.it

 

 

 

MANOLO il Boscaiolo

A ottobre sul sito di SICURELLO.si JUNIOR è arrivato un nuovo amico.

Si tratta di MANOLO IL BOSCAIOLO.

Scopri dove lavora MANOLO il Boscaiolo, le sue attrezzature, come si protegge e come protegge le persone dalla caduta degli alberi.

SICURELLO.si nell'ARTE: Jackson Pollock
 
JACKSON POLLOCK – Rielaborazione dell’opera ‘One Number 31, 1950′.
 
Pollock –  padre dell’espressionismo astratto – per realizzare la sua opera ha utilizzato materiali di diversa natura, quali, ad esempio, smalti lucidi e compatti, olii trasparenti, e persino un impasto grasso di sabbia, di vetro polverizzato e di altri materiali extra pittorici che insieme comunicano la velocità, l’energia e la potenza del gesto. Nella rielaborazione di FANTASMINA.it, riprendendo il concetto di sabbia e polvere, si riesce ad immaginare una situazione lavorativa svolta in un ambiente con presenza polveri e fumi, nel quale, senza le adeguate protezioni ci si sente oppressi da un senso di chiusura e di soffocamento.
 

 

 

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Si è tenuto a Pescara il 25 settembre il Convegno: LA SICUREZZA NEI LAVORI PUBBLICI: Appalti e DUVRI nella Pubblica Amministrazione.

Davanti ad un nutrito pubblico i relatori, coordinati dal Dott. Lorenzo Fantini, hanno affrontato i vari aspetti legati agli appalti ed all’applicazione del DUVRI.

Agli interventi del Geom. Stefano Farina, Responsabile Costruzioni AiFOS . dell’Ing Francesco De Giosa, Consigliere Nazionale AiFOS, dell’Ing Gerando Porreca, Comitato Scientifico AiFOS , dell’Ing. Giuseppe Semeraro, INAIL Regionale Marche consulenza tecnica edilizia e del presidente di AiFOS  Prof. Rocco Vitale, sono seguiti alcuni interessanti momenti di confronto e dibattito con i partecipanti.

Vari ENTI PUBBLICI e SOCIETA’ ci hanno richiesto di effettuare – per i propri dipendenti – la formazione e l’addestramento all’utilizzo dei DPI anticaduta e vari approfondimenti in merito alle cadute dall’alto.

Gli AMICI di SICURELLO.si: ADDESTRAMENTO IMBRAGHI

 

Oltre a specifici materiali preparati per le lezioni in aula, prima della parte addestrativa, spunta anche uno degli Amici di SICURELLO.si che aiuta VISIVAMENTE a capire alcuni degli aspetti legati all’effetto pendolo, i punti di deviazione o rinvio, ecc.

Cadute dall'alto: addestramento

Ricordiamo che il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. all’Art. 77. Obblighi del datore di lavoro, disciplina gli aspetti relativi alla scelta dei DPI ed al loro utilizzo, ed in particolare:

1. Il datore di lavoro ai fini della scelta dei DPI:
a) effettua l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;
b) individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi siano adeguati ai rischi di cui alla lettera a), tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
c) valuta, sulla base delle informazioni e delle norme d’uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e le raffronta con quelle individuate alla lettera b);
d) aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione.
2. Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d’uso fornite dal fabbricante, individua le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell’uso, in funzione di:
a) entità del rischio;
b) frequenza dell’esposizione al rischio;
c) caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
d) prestazioni del DPI.
3. Il datore di lavoro, sulla base delle indicazioni del decreto di cui all’articolo 79, comma 2, fornisce ai lavoratori DPI conformi ai requisiti previsti dall’articolo 76.

4. Il datore di lavoro:
a) mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante;
b) provvede a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante;
c) fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori;
d) destina ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di più persone, prende misure adeguate affinché tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
e) informa preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge;
f) rende disponibile nell’azienda ovvero unità produttiva informazioni adeguate su ogni DPI;
g) stabilisce le procedure aziendali da seguire, al termine dell’utilizzo, per la riconsegna e il deposito dei DPI;
h) assicura una formazione adeguata e organizza, se necessario, uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei DPI.
5. In ogni caso l’addestramento è indispensabile:
a) per ogni DPI che, ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, appartenga alla terza categoria;
b) per i dispositivi di protezione dell’udito.”

 

Decreto Legislativo del Governo n. 475 del 4 dicembre 1992 – Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale. (pubblicato sulla S.O.G.U. n. 289 del 9 dicembre 1992)

“Art. 4 Categorie di DPI

[…]

5. Appartengono alla terza categoria i DPI di progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente. Nel progetto deve presupporsi porsi che la persona che usa il DPI non abbia la possibilità di percepire tempestivamente la verificazione istantanea di effetti lesivi.

6. Rientrano esclusivamente nella terza categoria:

a)  gli apparecchi di protezione respiratoria filtranti contro gli aerosol solidi, liquidi o contro i gas irritanti, pericolosi, tossici o radiotossici;

b)  gli apparecchi di protezione isolanti, ivi compresi quelli destinati all’immersione subacquea;

c) i DPI che assicurano una protezione limitata nel tempo contro le aggressioni chimiche e contro le radiazioni ionizzanti;

d) i DPI per attività in ambienti con condizioni equivalenti ad una temperatura d’aria non inferiore a 100 °C, con o senza radiazioni infrarosse, fiamme o materiali in fusione;

e) i DPI per attività in ambienti con condizioni equivalenti ad una temperatura d’aria non superiore a -50 °C;

f) i DPI destinati a salvaguardare dalle cadute dall’alto;

g) i DPI destinati a salvaguardare dai rischi connessi ad attività che espongano a tensioni elettriche pericolose o utilizzati come isolanti per alte tensioni elettriche.”


CADUTE DALL'ALTO E USO DPI ANTICADUTA

CADUTE DALL'ALTO E USO DPI ANTICADUTA

 

E’ stata pubblicata la circolare 6 settembre 2013, n. 36 in cui la Direzione generale per l’Attività ispettiva del lavoro fornisce i primi chiarimenti e interpretazioni ufficiali sulle modifiche intervenute sul DURC dopo la conversione in legge del Decreto del Fare (DL 69/2013) a opera della legge 98/2013.

Tra i vari aspetti ricordiamo:

Viene estesa a tutte le “tipologie” di DURC la possibilità di rilasciare il DURC “in presenza di una certificazione (…) che attesti la sussistenza e l’importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto“.

Viene confermato che non c’è obbligo di DURC per lavori privati in edilizia realizzati in economia da parte del proprietario dell’immobile.

La validità del DURC è stata estesa a 120 giorni dalla data del rilascio e risulta applicabile per i documenti rilasciati dopo il 21 agosto 2013 sia al settore pubblico che a quello privato.

Tutti i DURC con data di emissione anteriore al 21 agosto godono di una validità di 90 giorni, come previsto dalla disciplina precedente alla conversione in legge del Decreto del Fare.

La circolare 6 settembre n. 36 del Ministero del lavoro riepiloga gli adempimenti per i quali deve essere verificata la regolarità del DURC:

  • Verifica della dichiarazione sostitutiva relativa al requisito di cui all’art. 38, comma 1, lett. i) del Codice del Contratti
  • Aggiudicazione del contratto (art. 11, comma 8 del Codice dei Contratti)
  • Stipula del contratto
  • Pagamento degli stati di avanzamento lavori o delle prestazioni relative a servizi e forniture
  • Certificato di collaudo, certificato di regolare esecuzione, certificato di verifica di conformità, attestazione di regolare esecuzione, pagamento saldo finale

 

 

 

 

Corte di Cassazione – Sentenza n° 18615 del 05/08/2013
Rifiuto di indossare i D.P.I. e licenziamento

La Corte di Cassazione si espressa con sentenza nr. 18615 del 5 agosto 2013 in merito al ricorso intentato da un lavoratore che era stato licenziato per essersi rifiutato di indossare i D.P.I.

Il ricorso è stato rigettato dalla Corte.

 

 


Estratto della Sentenza

1.- Con ricorso al Giudice del lavoro di Gela, Di V. G. impugnava il licenziamento irrogatogli da C. Sud soc.coop. r.l. in data 11.09.07 per aver rifiutato di indossare i dispositivi di protezione individuale (DPI) obbligatori per l’accesso sul luogo di lavoro. Costituitasi in giudizio, la società datrice chiedeva il rigetto della domanda e, in via riconvenzionale, chiedeva venisse accertata la legittimità di alcune sanzioni disciplinari irrogate prima del recesso.

2.- Rigettate entrambe le domande, proposto appello principale dal lavoratore e incidentale dal datore, la Corte d’appello di Caltanissetta con sentenza in data 2.11.10 rigettava l’impugnazione principale e dichiarava assorbita l’incidentale.

3.- La Corte osservava che la soc. C. Sud era incaricata dell’esecuzione dei lavori di manutenzione all’interno dello stabilimento della Raffineria di Gela s.p.a. e che l’accesso al cantiere era consentito solo ai lavoratori muniti dei DPI imposti dal d.lgs. n. 624 del 1994. Il Di V., che aveva il dovere di rendere la prestazione lavorativa con le modalità e nel rispetto delle disposizioni organizzative impartite dal datore di lavoro, ivi comprese quelle attinenti l’utilizzo dei DPI, in più occasioni aveva rifiutato di ricevere detti dispositivi, disattendendo le disposizioni impartite dal datore per la tutela della sicurezza del lavoro. Nonostante fossero state irrogate per tale motivo due sanzioni disciplinari conservative (in date 15.03.07 e27.07.07), il Di V. aveva ulteriormente rifiutato di ottemperare ad un ordine di servizio del 27.07.07 che gli imponeva il ritiro dei DPI, di modo che il datore gli aveva inibito l’accesso al luogo di lavoro nei giorni dal 2al 10.08.07 e il successivo 13.08.07 gli aveva contestato la violazione dei doveri a lui posti dalla normativa di sicurezza, dal codice disciplinare e dal rapporto di lavoro. Valutato il comportamento del lavoratore, il giudice riteneva che costui si fosse reso gravemente inadempiente e che, pertanto, il licenziamento era da ritenere legittimo.

4.- Avverso questa sentenza il Di V. propone ricorso, contrastato con controricorso e memoria dalla soc.C. Sud.

[…]

14.- In conclusione, infondati o inammissibili per le dette ragioni i motivi di impugnazione, il ricorso deve essere rigettato con conseguente condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, come dis eguito liquidate.

15.- I compensi professionali vanno liquidati in € 2.500 sulla base del d.m. 20.07.12 n. 140, tab. A-Avvocati, con riferimento alle tre fasi (studio, introduzione, decisione) previste per il giudizio di cassazione ed allo scaglione del valore indeterminato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in € 50 (cinquanta) per esborsi ed in € 2.500 (duemilacinquecento) per compensi, oltre Iva e Cpa.

[fonte: globalsolving.it]

 


Pubblicato in GAZZETTA UFFICIALE il DECRETO DEL FARE con le modifiche al D.Lgs. 81/2008.

In vigore dal giorno 21 agosto 2013 le modifiche al D.Lgs. 81/2008 introdotte con dal  DECRETO-LEGGE 21 giugno 2013, n. 69

Tra le modifiche principali ricordiamo:

Nuova disciplina applicativa dell’articolo 26 (DUVRI).

Semplificazioni in materia di documentazione dei Cantieri Temporanei o Mobili (che però necessita dell’approvazione dei modelli semplificati di PSC, POS, PSS).

Differimento  al 22 marzo 2015 del termine   per   l’entrata    in    vigore   dell’obbligo dell’abilitazione all’uso delle macchine agricole.


 

Scarica l’estratto del testo con le modifiche relative al D.Lgs. 81/2008  (decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 144 del 21 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in questo stesso S.O. alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia». (13A07086) (GU Serie Generale n.194 del 20-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 63) per quanto attiene le modifiche al D.Lgs. 81/2008

 

 

 

 


 

Scarica il testo del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 144 del 21 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in questo stesso S.O. alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia». (13A07086) (GU Serie Generale n.194 del 20-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 63) per quanto attiene le modifiche al D.Lgs. 81/2008

 

 

 

 

Sul numero di oggi, 9 luglio 2013, PUNTOSICURO.it pubblica un approfondimento sulle modifiche apportate dal Decreto legge 69/2013 al Titolo IV del D.Lgs. 81/2008. Articolo a cura di Stefano Farina.


 

Decreto legge 69/2013: le modifiche al Titolo IV del D.Lgs. 81/2008. Piccoli lavori, modelli semplificati, attività ripetitive o di breve durata o con rischi ridotti, aspetti da considerare e limiti delle semplificazioni.
Di Stefano Farina

 

Brescia, 9 Lug – La pubblicazione del “Decreto del Fare”, ovvero del  Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”, comporta alcune  modifiche  al Titolo IV Capo I del D.Lgs. 81/2008 e. s.m.i., ovvero il titolo che disciplina i cantieri temporanei o mobili.
In particolare le modifiche riguardano l’articolo 88 (Campo di Applicazione) e l’introduzione di un nuovo articolo 104-bis denominato Misure di semplificazione nei cantieri temporanei e mobili. Vi è poi la modifica del Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture), articolo 131, comma 2 con riferimento all’introduzione di modelli semplificati per la redazione del  piano di sicurezza sostitutivo (PSS).
Prima di cercar di capire cosa comporteranno queste modifiche, vediamole nel dettaglio:
art. 32 (Semplificazione di adempimenti formali in materia di lavoro)
Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
     […]
g)  all’articolo 88, comma 2, lettera g-bis, dopo le parole << condizionamento e riscaldamento >> sono inserite le seguenti: << nonché ai piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore ai dieci uomini giorno, finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi >>.
h) al capo I del titolo IV, è aggiunto, in fine, il seguente articolo:
     << Art. 104-bis. – (Misure di semplificazione nei cantieri temporanei e mobili).
     1. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati modelli semplificati per la redazione del piano operativo di sicurezza di cui all’articolo 89, comma 1, lettera h), del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, comma 1, e del fascicolo dell’opera di cui all’articolo 91, comma 1, lettera b), fermi restando i relativi obblighi.
     […]
2. I decreti di cui agli articoli 29, comma 6-ter e 104-bis , del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, introdotti dal comma 1, lettere b), ed h), del presente articolo sono adottati, rispettivamente, entro novanta giorni e sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. Dall’attuazione della disposizione di cui al comma 1, lett. f), del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate adempiono ai compiti derivanti dalla medesima disposizione con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
4. Dopo il comma 2 dell’articolo 131 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è inserito il seguente:
     «2-bis. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati modelli semplificati per la redazione del piano di sicurezza sostitutivo del piano di sicurezza e coordinamento di cui al comma 2, lettera b), fermi restando i relativi obblighi».
5. Il decreto previsto dal comma 4 è adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Visto l’impianto normativo, analizziamo ora le singole modifiche apportate.
L’articolo 88 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. riguarda il campo di applicazione del Titolo IV, e precisa – al comma 2 – le tipologie di lavoro per le quali non viene applicata la disciplina per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili quali definiti all’articolo 89, comma 1, lettera a). In particolare il comma 2 era già stato oggetto di modifica con l’introduzione delle lettere g-bis e g-ter dal D.Lgs. 106 del 2009. E proprio il comma 2, lettera g-bis viene di nuovo modificato con la riduzione degli adempimenti  per i piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore ai dieci uomini giorno, finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi.
Il comma 2 lettera g-bis è ora il seguente:
2. Le disposizioni del presente capo non si applicano:
g-bis) ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento nonché ai piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore ai dieci uomini giorno, finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi, che non comportino lavori edili o di ingegneria civile di cui all’allegato X.
Certamente questo inserimento, va nella direzione di quanto già introdotto precedentemente nella norma, con l’ottica di ridurre gli adempimenti a carico delle società che lavorano nell’ambito delle reti infrastrutturali (ricordiamo ad esempio l’art. 100 comma 6 che nella modifica introdotta dal D.Lgs. 106/2009 prevedeva la non applicabilità del Piano di Sicurezza e Coordinamento nelle situazioni ove sia necessario garantire la continuità in condizioni di emergenza nell’erogazione di servizi essenziali per la popolazione quali corrente elettrica, acqua, gas, reti di comunicazione. Scelta sottolineata recentemente  – risposta interpello nr. 03/2013 – dalla Commissione per gli interpelli prevista dall’articolo 12 comma 2 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza nel lavoro nella risposta ad un quesito proprio in merito alla non applicazione dell’articolo 100 in condizioni di emergenza).
L’effettiva portata di questa modifica non è facilmente ipotizzabile, in quanto la definizione di “piccoli lavori” non è oggettivamente quantificabile: ad esempio uno scavo della profondità di ml. 5,00-6,00 e lunghezza ml. 250,00 eseguito per la manutenzione di un cavidotto o di una fognatura e con tempi di lavoro inferiori a dieci uomini giorno è da considerarsi piccolo lavoro? Probabilmente il rimando – così come avviene in altre parti del decreto – alla presenza/assenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI avrebbe meglio giovato alla sicurezza dei lavoratori addetti a tali lavorazioni.
Fermo restando che, non avendo idea di come potrebbero essere i “modelli semplificati” che entro 60 (sessanta) giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (ovvero entro il 20 agosto 2013) verranno adottati, veniamo ora a trattare i contenuti dell’articolo 104-bis relativo al piano di sicurezza e di coordinamento (P.S.C.), al piano operativo di sicurezza (P.O.S.) ed al fascicolo dell’opera (F.d.O.), ampliando il discorso anche al Piano Sostitutivo di Sicurezza (P.S.S.).
Un breve excursus si rende però obbligatorio per meglio capire come – attualmente – vengono predisposti/utilizzati i suddetti documenti.
Parto dal POS (ma il ragionamento vale anche per gli altri documenti).
Il POS è un documento la cui redazione è sempre obbligatoria per tutte le imprese, indipendentemente dal tipo e dimensioni di cantiere, dalla presenza o meno del coordinatore per la sicurezza (si applica infatti anche per i cantieri con unica impresa), dalla durata dei lavori. I datori di lavoro redigono il POS, che, limitatamente al singolo cantiere interessato, costituisce adempimento alle disposizioni di cui all’articolo 17 comma 1, lettera a), all’articolo 26, commi 1, lettera b), 2, 3, e 5, e all’articolo 29, comma 3 (DVR, DUVRI, ecc.).
L’esperienza professionale in qualità di coordinatore per la sicurezza (in fase progettuale e/o esecutiva), di consulente di imprese rientranti nell’ambito cantieri e di responsabile dei lavori, nonché di formatore in corsi di aggiornamento per coordinatori, mi ha portato a visionare/verificare centinaia di POS e devo dire che essi si possono suddividere in varie categorie:
– POS specifico del singolo cantiere, che prevede una parte comune con i dati aziendali, le indicazioni relative ai lavoratori, alla loro formazione, ecc. ed una parte più particolare con la valutazione del rischio, le attrezzature di lavoro, le procedure di lavoro, le protezioni/prevenzioni, dello specifico cantiere e dell’attività svolta;
– POS generico che redatto una volta viene fotocopiato identico per tutti i cantieri indipendentemente dal tipo di intervento che verrà eseguito;
– POS sintetico, ovvero un Piano Operativo che contiene esclusivamente i dati generali (e generalmente incompleti) della ditta esecutrice e privo di ogni elemento caratteristico delle attività svolte in cantiere;
– POS indefinito, ovvero un documento che non ha assolutamente alcun contenuto riguardante il POS ed assomiglia più ad un’autocertificazione del datore di lavoro di aver ottemperato a tutti i dettami normativi (generalmente i pochi richiami presenti sono alla 626/94 ed a norme precedenti).
Se i Piani Operativi rientranti nella prima categoria sono quelli che generalmente non abbisognano di troppe integrazioni, quelli delle altre categorie – molto più diffusi – rendono necessari ulteriori interventi di integrazione di dati, informazioni, procedure, ecc. che comportano da parte di tutti i soggetti (Datori di Lavoro, Coordinatori, Responsabili Lavori, Committenti) un dispendio di energie e tempistiche certamente eccessive.
I contenuti del Piano Operativo di Sicurezza sono ben dettagliati nell’allegato XV del D.Lgs. 81/2008 (che in questo caso riprende quasi pedissequamente il D.P.R. 222 del 2003), ma a tutt’oggi si assiste alla produzione di POS totalmente privi dei requisiti necessari.
Si potrebbero citare decine di esempi partendo dalla mancata (od errata) indicazione dei dati del cantiere oggetto dei lavori, alla mancata individuazione delle misure preventive e protettive adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere, al mancato inserimento della documentazione della formazione dei lavoratori, alla totale assenza di tutti gli aspetti legati a ponteggi, ponti su ruote, macchine ed impianti utilizzati nello specifico cantiere.
Sinteticamente – per il singolo cantiere – la funzione del POS è quella di
– illustrare l’organizzazione aziendale,
– indicare la tipologia di macchine ed attrezzature utilizzate,
– prevedere le modalità di gestione delle procedure riguardanti l’emergenza ed i soggetti coinvolti,
– esplicitare la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere, descrivendo anche le modalità organizzative adottate,
– individuare le misure preventive e protettive che verranno adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere, comprese le indicazioni relative all’utilizzo dei DPI, macchine, attrezzature ed opere provvisionali,
– riportare la documentazione in merito all’informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.
L’obiettivo della redazione del POS (così come degli altri documenti della sicurezza) non dovrebbe essere quella di un mero adempimento normativo o ancor peggio come molte volte ci sentiamo ripetere “il POS non serve a nulla, dovrebbero eliminare tutta la carta che nessuno legge e non serve a niente”, ma dovrebbe essere – assieme al PSC – il progetto della sicurezza di cantiere.
Permettetemi una digressione.
Cosa succederebbe se per la realizzazione di una casa si procedesse senza un progetto dell’opera, senza calcoli statici, senza disegni costruttivi, senza schemi degli impianti, limitando il passaggio di idee ed informazioni ad una mera comunicazione verbale tra progettista/direttore dei lavori, datore di lavoro delle imprese, capocantiere e lavoratori?
Probabilmente l’edificio verrebbe costruito ugualmente, ma altrettanto probabilmente esso non corrisponderebbe all’idea che si era fatto il progettista ed alle esigenze del Committente e quasi sicuramente esso non risponderebbe nemmeno ai requisiti normativi relativi agli aspetti urbanistici, strutturali, impiantistici, ecc.
Analogo ragionamento lo dobbiamo effettuare per i documenti della sicurezza. Il PSC, il POS (il pimus, ecc.) sono il progetto della sicurezza, nel quale il coordinatore per la sicurezza ed i datori di lavoro, inseriscono gli elementi progettuali, gli impianti e le attrezzature, nonché tutti gli altri elementi utili/fondamentali per determinare le corrispondenti misure preventive e protettive necessarie per la realizzazione in sicurezza.
 Se la redazione dei documenti viene effettuata con questa logica, in cantiere allora arriveremo con un progetto della sicurezza concreto, utilizzabile, funzionale, adeguato, certamente suscettibile di modifiche e miglioramenti, ma che già nella sua fase iniziale tiene conto di tutti gli aspetti necessari alla sicurezza dei lavoratori.
Purtroppo – lo sappiamo – la logica è generalmente differente. Un vecchio capocantiere (vecchio di esperienza e non di età), qualche anno fa – durante una riunione preliminare all’inizio del cantiere – a me (che avevo in mano il PSC) ed al suo datore di lavoro (che aveva in mano il POS), disse: “Ma che mi portate? Mattoni di carta? Guardate che con la carta non si fanno le case!”.
Il rischio è proprio questo: creare mattoni di carta che non servono a niente, anziché un progetto della sicurezza, comprensibile ed utilizzabile.
Pensiamo a cosa potrebbe succedere (e purtroppo succede – le cronache lo testimoniano), evitando il passaggio relativo al progetto della sicurezza, ma per contro guardiamo anche come vengono – mediamente – gestiti ed utilizzati i documenti redatti.
Ecco allora che su alcuni aspetti la semplificazione nei documenti può essere vista con interesse, riducendo i tempi di redazione e controllo di parte dei contenuti dei documenti, ma nel contempo tale semplificazione non può e non deve essere estesa agli aspetti legati all’individuazione delle misure preventive e protettive che verranno adottate in relazione ai rischi connessi alle lavorazioni in cantiere, alle indicazioni relative all’utilizzo dei DPI, macchine, attrezzature ed opere provvisionali.
Un altro aspetto è legato alle attività ripetitive o di breve durata o con rischi ridotti.
Come accennato precedentemente, il POS deve essere redatto per ogni attività lavorativa connessa al cantiere e di conseguenza vige l’obbligo di redazione indipendentemente dalla tipologia di lavoro e dalla sua durata.  Il POS va poi inviato al Coordinatore per la Sicurezza (ove presente – ovvero nei cantieri con due o più imprese) che ne verificherà l’idoneità.
In questo caso – identificando correttamente e dettagliatamente le tipologie di lavoro, le situazioni di rischio, la durata dei lavori – si potrebbe optare per un POS semplificato e procedure standardizzate utilizzabili dalle ditte esecutrici di detti lavori.
Un esempio può certamente rendere meglio il senso del mio discorso: consideriamo una ditta che nella propria attività effettua esclusivamente la posa di piastrelle e lavora generalmente in subappalto. Fermo restando che tutti gli elementi necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori (opere provvisionali, movimentazione dei materiali in cantiere, ecc.) siano realizzati e mantenuti dall’impresa affidataria. Per tale ditta esecutrice si potrebbe prevedere un POS semplificato con procedure standardizzate. Chiaramente se le condizioni di lavoro risultano differenti (esempio: rivestimento in piastrelle di pareti ad altezza di posa superiore ai ml. 3.00 o di rivestimenti rampe scale) si dovrà optare per procedure specifiche integrative che tengano conto delle reali situazione di cantiere.
Certamente differente è la realtà per le imprese affidatarie, dove la peculiarità del cantiere cambia per ogni realizzazione e di conseguenza l’utilizzo di documenti semplificati rischierebbe di svilire o sottovalutare gli aspetti legati alla sicurezza dei lavoratori.
Per quanto attiene il Piano di Sicurezza e Coordinamento (e di conseguenza PSS), un modello semplificato potrebbe essere interessante per cantieri di ridotte dimensioni e rischi ridotti. Per tutti gli altri cantieri, anziché di modello semplificato, vedrei molto di più la messa a disposizione di una traccia utilizzabile dai Coordinatori.
Riguardo a ciò, l’esperienza maturata mi porta ad una riflessione: durante i corsi per coordinatori (120 ore o aggiornamento), forniamo ai partecipanti delle tracce (potremmo impropriamente chiamarli facsimile) che possono essere utilizzate dai coordinatori nella redazione del PSC. Con soddisfazione abbiamo notato che molti professionisti hanno iniziato ad utilizzarli (in alcuni casi anche migliorandoli) e generalmente (vi sono poi come sempre le eccezioni) con buoni risultati.
Ecco allora la mia idea in merito: se parlando di PSC semplificato si intende la messa a disposizione di un documento guida, facilmente utilizzabile e comprensibile, che oltre a guidare il coordinatore alla sua compilazione ed a una valutazione completa dei rischi presenti nello specifico cantiere, lo porta ad una corretta stesura di quanto normativamente previsto (scelte progettuali ed organizzative, procedure, le misure preventive e protettive,  prescrizioni operative, ecc.), ben venga il semplificato. Se invece si tratta di un documento nel quale mettere alcune crocette l’idea è certamente negativa.
Per quanto riguarda gli aspetti legati al fascicolo con le caratteristiche dell’opera, già l’allegato XVI ne dettagliava i contenuti con schede facilmente utilizzabili, non si capisce in cosa consisterà l’eventuale semplificazione se non una sottovalutazione di un documento già – da molti – bistrattato.
In generale – in analogia a quanto indicato per i DVR standardizzati – sarà comunque necessario che venga chiarito se i soggetti che redigono i documenti (coordinatori sicurezza e datori di lavoro) possano avvalersi della possibilità di elaborare PSC, POS, ecc. senza utilizzare obbligatoriamente i modelli semplificati.
Visto che si parla di semplificazione, a mio avviso, un aspetto da considerare poteva essere:
– una miglior definizione di quanto previsto nell’articolo 90, dove si sovrappongono obblighi che spaziano tra i “200 uomini giorno” (comma 9) ed i “100.000 euro” (comma 11), tra la valutazione dell’ idoneità tecnico professionale delle imprese secondo l’allegato XVII e le varie dichiarazioni/autocertificazioni da richiedere alle imprese (comma 9), una specie di babele che comporta la necessità di continue e dispersive analisi delle procedure amministrative e conseguenti documentazioni da produrre/recepire/controllare;
– una rimodulazione dell’articolo 100 comma 1 (Piano di sicurezza e di coordinamento) e del punto 2 dell’allegato XV (piano di sicurezza e di coordinamento), che in alcuni punti si sovrappongono ed in altri sono lacunose.
Un’ultima osservazione il titolo dell’art. 104-bis è: Misure di semplificazione nei cantieri temporanei e mobili. Riteniamo che la congiunzione e (posta tra temporanei / mobili ) sia un refuso e debba essere sostituita da temporanei o mobili, altrimenti i ragionamenti sopra effettuati si applicherebbero esclusivamente nel caso si rientri contemporaneamente in entrambe le tipologie di cantiere.
Geom. Stefano Farina, Responsabile Nazionale Comitato Costruzioni di AiFOS
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Quaderni della Sicurezza nr. 02 2013 - Ambienti e Spazi Confinati

AiFOS ha dedicato il numero 2 aprile-giugno 2013 della rivista trimestrale i “Quaderni della Sicurezza” alla sicurezza negli ambienti e spazi confinati.

Sono contenuti articoli sulle problematiche esistenti negli ambienti confinati, sulla qualificazione delle imprese ed in particolare sulla formazione dei lavoratori in essi operanti.

Tra gli articoli pubblicati segnaliamo “La sicurezza dei lavori eseguiti in ambienti sospetti di inquinamento o spazi confinati all’interno di cantieri temporanei o mobili” a cura di Farina Stefano.